A cura di Elisa Rapetti, psicologa.
“Un’attesa dove tu nascevi figlio
E mi generavi madre
Ti ho fatto nuotare in una bolla d’amore
Ti ho nutrito con le parole del cuore
… Ora tu sei me e io sono te
Io e te diventiamo eterni
Nel tuo presente c’è tutto il mio passato”
A.Pellai
I tempi biologici della gravidanza sono legati ai tempi psicologici della mamma, come raccontato nell’articolo precedente, rispetto a se stesso e alle famiglie di origine.
L’evento del parto segna la fine della gestazione, a seconda delle fantasie e dei significati tramandati dalle generazioni familiari, la nascita viene vissuta come una gioia, un prodigio, una perdita, un trauma o un insieme di questi ultimi.
Le circostanze, come l’ambiente o lo stress, contribuiscono in maniera significativa a definire l’esperienza, ma il significato dell’evento è strettamente collegato con lo stato psicologico della madre, il quale può dipendere dalla qualità del supporto emotivo ricevuto, dal rapporto tra i partner e dalla relazione tra la nuova famiglia creatasi e quella di origine. È importante che la madre affronti serenamente il proprio stato emotivo ed accetti i propri sentimenti ambivalenti per promuovere il suo benessere e quello del nuovo nato. (Quagliata & Reid, 2010).
La nascita avvia un processo di riappropriazione del Sé e dell’idea del bambino in una forma più vicina alla realtà e non più tra bambino immaginato e reale (Mori, 2008). La mamma comincia a riconoscere il proprio bambino come individuo separato, portatore di propri bisogni e desideri. Talvolta si può sentire colpevole di avere, riguardo ai figli, pensieri che non si aspettava di avere. Si presentano questi stati emotivi, perché ogni genitore si costruisce precedentemente una prospettiva ideale, in cui tutto è eccezionale e perfetto, in seguito confronta l’immaginato con la realtà e ne può rimanere deluso.
E’ facile idealizzare il ruolo della madre, ma, in realtà, esso comporta una certa dose di frustrazione e di faticosa routine. Queste situazioni fanno provare sensi di colpa, tuttavia possiamo considerare in un’ottica positiva il fatto che i genitori possano mettersi in discussione, poiché ciò permette di prendere le misure con il proprio ruolo e di sentirsi pienamente responsabili nei confronti dei nuovi compiti genitoriali. Per la madre è fondamentale nutrire un senso di fiducia nel proprio ruolo e sapere che agli errori si può rimediare, proprio per questo ha bisogno di ricevere supporto e aiuto dalle figure affettive e professionali di riferimento, come sottolineato dalla dottoressa Nicole Masieri, assistente sociale.
In una prima fase, il bambino dipende dalla madre per essere accudito e sfamato, ma anche per dare senso al nuovo mondo in cui si trova. L’atteggiamento materno si concentra sul mantenere il bambino nella mente e mettersi in sintonia con lui, trasmettendogli pazienza e attenzione.
Donald Winnicott (1956) definisce questo comportamento “preoccupazione materna primaria”, una condizione fondamentale affinché il bambino si senta accolto e contenuto.
La capacità della madre di comprendere i messaggi del figlio dipende, soprattutto, dall’empatia della donna, dalla sua capacità a entrare in contatto con le emozioni del bambino, spesso in relazione anche alla sua esperienza di figlia. Grazie alla mamma, al suo tono di voce e alle sue espressioni il bambino può identificarsi con i suoi pensieri ed emozioni, può iniziare a dare un senso al suo sentire.
Nei primi mesi, infatti, la mamma e il figlio sono alla ricerca di una sintonizzazione e di un ritmo in cui il bambino è un partecipante attivo del dialogo. Affinché si realizzi un adeguato sviluppo della fiducia verso i genitori, è utile che il figlio sperimenti piccole frustrazioni e che le affronti, capendo che i sentimenti negativi non sono troppo pericolosi, poiché si possono superare insieme.
Mostrare il mondo al bambino poco alla volta è fondamentale, favorisce in questo modo la futura e graduale separazione dai genitori. Il sperimentare un attaccamento buono con entrambi i genitori, sottolineano Quagliata & Reid (2010), permette al bambino di affrontare la separazione, anche nelle relazioni future, diventando un adulto capace di affrontare le difficoltà emotive.
Biografia:
– Pellai, A. (2019), L’Attesa, Trento, Erickson.
– Quagliata, E., (2010), Essere genitori, Roma, Astrolabio Ubaldini.
– Quagliata, E., Reid, E., (2010), Diventare genitori, Roma, Astrolabio Ubaldini.
– Waddel, M., (2000), Mondi interni, Milano, Paravia Bruno Mondadori.
– Winnicott, D., (1996), Colloqui con i genitori, Milano, Tr. it. Raffaello Cortina.