L’apprendimento è una costante che ci accompagna nell’arco di tutta la vita. Non si limita soltanto all’infanzia o all’acquisire le conoscenze che ci permettono di leggere, scrivere e calcolare ma ogni esperienza nuova con la quale entriamo in contatto può essere ritenuta un apprendimento.

Un esempio? Di recente mi sono ritrovata a montare delle componenti di un mobile Ikea senza averlo mai fatto prima, ero consapevole di avere le singole capacità necessarie per farlo ma non mi era mai capitato di doverle esercitare insieme come in quella occasione. Il compito non era così complesso ma per me era nuovo e, con il sostegno di una persona più esperta, mi sono sperimentata in qualcosa che è diventata poi esperienza e nuovo apprendimento. Questo mi ha fatto pensare alle teorie sullo sviluppo cognitivo e l’apprendimento, in particolare a quella dello sviluppo socio cognitivo di Lev Vygotskij in cui ritrovo molto spesso anche il mio lavoro.

LA ZONA DI SVILUPPO PROSSIMALE

Secondo lo psicologo e pedagogista sovietico,  lo sviluppo cognitivo della persona può essere ricondotto alle interazioni sociali tra individuo e ambiente. La mente è  uno strumento di mediazione tra queste due realtà e consente all’individuo di attribuire un significato all’esperienza che sta vivendo contribuendo al suo apprendimento.
Uno dei concetti più importanti della teoria dello sviluppo di Vygotskij riguarda la zona di sviluppo prossimale, ovvero la distanza tra il livello di sviluppo attuale e il livello di sviluppo potenziale.

La zona di sviluppo attuale riguarda tutte le abilità già acquisite, ciò che l’educando sa fare.
Nella zona di sviluppo potenziale si trovano le abilità non ancora presenti nella persona ma che rientrano nelle potenzialità della persona.
La zona di sviluppo prossimale si trova quindi a metà tra le altre due: si tratta di quella fase dell’apprendimento, dove il bambino acquisisce nuove abilità con l’aiuto di un’altra persona (adulto o pari) con un livello di competenza maggiore ( ad esempio il bambino che impara con il supporto del genitore, lo studente apprende con la guida dell’insegnante).

L’Educatore (adulto, genitore, insegnante, pari) ha il compito di gettare un “ponte” tra una capacità e quella successiva proponendo al bambino un attività un po’ superiore rispetto alle competenze possedute e aiutandolo ad affrontarle fino a quando, raggiunta la nuova competenza, riuscirà a fare da solo. È importante proporre un compito adeguato al livello del bambino, che gli consenta di fare un passo al di fuori dalla sua zona di sviluppo attuale, esercitando le sue competenze su qualcosa di nuovo o con modalità diverse, senza però fare un passo troppo lungo e cadere nella frustrazione di qualcosa che non si riesce ancora a fare con una conseguente perdita di fiducia nelle proprie capacità.

Se la proposta sarà equilibrata il bambino riuscirà ad allargare la sua zona di sviluppo attuale e svilupperà un aumento della propria autoefficacia.

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