Scritto da: Dott.ssa Nicole Masieri e Dott.ssa Gloria Rodigari, Assistenti sociali

“In gravidanza, la vita del corpo e la vita della mente non si sforzano più di differenziarsi, e diventano fatalmente e storicamente intrecciate.”

Rachel Cusk

La gravidanza è un periodo della vita di una donna che ha assunto diversi significati nel corso del tempo. Il tradizionale assioma lega la donna e la madre in un binomio inscindibile, diventare madre rappresentava la capacità di realizzazione della donna e il potere generativo il più lussuoso e illustre compito dell’essere femmina.

Oggi tale binomio è ancora, purtroppo, percepibile, seppur non sia più fortemente esplicito. La maternità si inserisce in un progetto più ampio di vita, legato alla coppia, al lavoro, al contesto socio-culturale. Come afferma Stern, la maggior parte delle donne diventa madre più e più volte, nell’arco di diversi periodi. L’identità della donna può sbocciare in qualsiasi momento della gravidanza e dispiegarsi dopo molti mesi dal parto. Diventare madre è quindi un processo, che dal punto di vista sociale può essere sostenuto in diversi modi.

Può essere sostenuto anche il processo di non diventare madrela legge 194/1978 regola, infatti, l’interruzione volontaria di gravidanza e riconosce alla donna il diritto di interrompere la gravidanza a determinate condizioni, che riguardano i primi 90 giorni di gravidanza e, in caso di grave pericolo per la donna, i giorni successivi al novantesimo. Il Consultorio è la sede più adatta per accogliere la donna che presenta una richiesta di interruzione volontaria di gravidanza, e questo perché in esso sono presenti varie figure professionali, tra cui l’assistente sociale e/o uno psicologo, che hanno il compito di spiegare il procedimento e illustrare le diverse possibilità alternative all’interruzione volontaria di gravidanza, senza che questo implichi in nessun modo un giudizio morale. Le figure professionali, infatti, hanno il compito di sostenere la donna nelle sue scelte e di informare sugli aiuti previsti di cui ci si può avvalere durante la gravidanza e dopo il parto.

Per quanto concerne il sostegno alla gravidanza desiderata, è importante considerare la stessa come un processo, come si affermava all’inizio: la maternità investe le donne di aspettative e caratteristiche, ed è caratterizzata da un binomio di desiderio-bisogno. Potremmo dire che, da una parte, la maternità è la condizione dell’essere madre, cioè partorire un essere umano vivo. Ma, in molte società, e studi antropologici lo dimostrano, essere madre non è solo partorire, ma è esercitare il ruolo materno. Questo ruolo si esercita in diversi modi, nell’ottica che noi siamo il prodotto di una cultura, che ci ha profondamente determinato, dandoci la possibilità di percepire che siamo un qualcosa definito da una serie di motivazioni, da un percorso attraverso il quale siamo quello che siamo. In qualche modo, quindi, la cultura ci determina, lasciandoci dei margini di libertà.

È importante, quindi considerare che vi sono differenze nel modo di concepire la gravidanza e la maternità: considerarlo mette alla luce il fatto che i significati che diamo a questa fase della vita non sono identici, ma vi sono delle cornici di senso nelle varie società. Il corpo femminile è una mappa, nella quale la naturalità si esplica in modo potente, ma su quella naturalità si è intervenuto culturalmente in modo profondo, considerando il ruolo di madre in qualità di fattrice, nutrice, e curatrice. Qui la donna, in qualche modo, ha perso terreno sulla propria qualità di persona, perchè la madre ha preceduto qualunque definizione dell’essere donna. Ma la donna può essere tanti ruoli, e dovremmo chiederci: quali di questi emerge, a seconda del momento o circostanza?  Non necessariamente deve sentirsi “ingabbiata” in uno solo. Se necessario, deve essere sostenuta nel proiettarsi nel suo futuro non solo come madre ma anche in quando donna. Essere madre (e fare la madre) sembra un automatismo nella società di oggi:  non è pensato da aspetti culturali di educazione e formazione e diventa così difficile essere “altro“.

L’accompagnamento della donna durante tutto l’arco della gravidanza risulta importante se consideriamo che, nella nostra società, la “mistica della femminilità” collegata all’essere madri, è ancora molto forte. Il progetto delle donne in quanto donne dovrebbe avvenire sin da prima del concepimento, ma soprattutto in questa fase: un lavoro che consideri la donna non solo in quanto madre può rivelarsi utile per scardinare quelle dinamiche sociali in cui si utilizza il linguaggio della natura per cercare di indurre la donna a pensare che l’appartenenza al suo genere comporti una scelta obbligata verso i doveri di cura e accudimento. Anche in questa fase, è fondamentale considerare la maternità come una libera scelta delle donne e non come una funzione modellata sui valori patriarcali e sugli aspetti sacrificali. Gli operatori dovrebbero stare attenti a questi aspetti per evitare che la funzione femminile sia collocata solo nella sfera domestica e per aiutare le donne a progettare il loro futuro il prima possibile, coinvolgendo anche i partner se possibile.

I modelli di genitorialità possono venire, quindi, progressivamente rinegoziati di fronte ai mutamenti della società e agli sviluppi della medicina riproduttiva, ed ecco perché è utile considerare che esistano diversi tipi di famiglie, nella consapevolezza dell’esistenza di diverse forme di relazioni affettive e solidali. Oggi, più che mai, risulta necessario generare riflessioni e dibattiti che includano le diverse posizioni e i diversi interessi, che non ledano la libertà e la dignità delle persone.

Rispetto agli interventi, i  Consultori spesso organizzano gruppi per la preparazione al parto in cui vengono affrontati gli aspetti legati ai cambiamenti psicologici e fisiologici legati alla gravidanza; inoltre, possono essere presenti sul territorio gruppi di auto/mutuo aiuto sia per donne in periodo gestazionale sia per il periodo post partum, per creare uno spazio di confronto sulle gioie e fatiche di essere madre, per scambiarsi informazioni e organizzare incontri con esperti che possano aiutare a trovare le strategie utili a dissipare dubbi.

L’assistente sociale accompagna e informa sugli strumenti di sostegno previsti per la genitorialità: in particolare, rispetto al periodo della gravidanza, è previsto il congedo di maternità, un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro riconosciuto alle lavoratrici dipendenti durante la gravidanza e il puerperio.  Sempre durante questo periodo, è possibile informare sui diversi strumenti economici previsti per le future mamme. La donna può rivolgersi ai Consultori, ai servizi sociali e anche alle case maternità, che rappresentano un ambiente protetto rispetto ad un’assistenza più personalizzata e continua nella cura prima e dopo il parto.

Bibliografia e sitografia:

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