A cura della Dott.ssa Elisa Rapetti, psicologa.
Cosa accade dopo la scoperta della gravidanza?
La futura madre e/o la coppia è chiamata a riorganizzare i tempi e gli spazi fisici della propria vita, ma anche psichici per il passaggio al prossimo assetto familiare che include il nuovo nato. Questi momenti preparatori fanno già nascere il figlio in termini emotivi ben prima della nascita fisica e conducono alla costruzione dell’idea di bambino immaginato e perfetto, che dovrà poi essere integrata in una forma più vicina alla realtà nel momento della nascita (Scabini & Cigoli, 2012).
La difficoltà del passaggio sta proprio nell’abbandonare la sicurezza di una condizione nota, che può essere considerato come un vissuto di lutto, per inoltrarsi in una situazione nuova e incerta, ovvero la genitorialità. La genitorialità è una transizione, come descritto nell’articolo precedente, che prevede sentimenti ambivalenti di gioia e paura e può essere considerata come un’occasione per ridefinire la propria identità individuale e di coppia. Nei prossimi appuntamenti avremo modo di affrontare la gravidanza anche dal punto di vista paterno e della coppia, in questo articolo ci concentreremo su quello materno. Ogni donna porta nel suo bagaglio il proprio vissuto, di conseguenza l’affrontare la gravidanza può assumere diverse sfumature in base alle caratteristiche e alla storia della futura madre.
Come ci racconta la dottoressa Alessandra De Marco nel suo articolo, la gravidanza è un momento personale estremamente soggettivo, scandito da un tempo che non si può rallentare o accelerare. La gravidanza, sia dal punto di vista psicologico sia medico, può essere suddivisa in tre periodi, chiamati “trimestri di gestazione”. Dal punto di vista medico, nel primo trimestre si sviluppano tutti i sistemi principali, alla fine del secondo il feto è quasi completamente formato, infine nel terzo trimestre il bambino raggiunge il traguardo evolutivo, intorno alla trentacinquesima settimana di gestazione. Dal punto di vista psicologico, Quagliata e Reid (2010) evidenziano le modalità con cui la gravidanza e il periodo post-partum influiscono sul piano emotivo, inserendole a loro volta all’interno di tre cornici temporali: il tempo finito, il tempo strutturato e il tempo eterno.
• Il tempo finito comprende lo sviluppo embrionale e fetale, presenta una cornice temporale rigida e prescritta. Nelle prime otto settimane di gestazione, il feto raggiunge velocemente le principali tappe evolutive per le strutture essenziali e durante questo processo la donna potrebbe ancora non essere a conoscenza del suo stato di gravidanza.
• Il tempo strutturato considera lo sviluppo emotivo e psicologico della madre, è molto meno schematico e prevedibile rispetto al tempo finito, poiché ogni donna affronta la gravidanza con i propri ritmi. Nel primo trimestre, in particolare, la madre può essere soggetta a sbalzi di umore e sentimenti di oppressione; può manifestarsi una preoccupazione profonda della donna che la può portare a concentrarsi esclusivamente sul suo bambino sino a dopo la nascita: definita da Winnicott (1956) come “preoccupazione materna primaria”. In questi mesi la donna inizia a percepire la gravidanza come parte di sé, proteggendo e curando se stessa, tuttavia allo stesso tempo i movimenti del feto possono causare ansia alla madre, perché le ricordano che il bambino è un essere dentro di sé, ma separato da sé. Questa angoscia può diminuire grazie ai periodici controlli ecografici, che permettono di vedere il figlio e di conoscerne il sesso, dopo la ventesima settimana. La futura madre inizia a sentire i movimenti, comincia ad adattarsi all’idea, a fantasticare sul futuro bambino e a sentirsi pronta ad accogliere il nascituro, desiderosa di entrare in una fase nuova della vita, caratterizzata da profondi cambiamenti.
• Il tempo eterno racchiude passato, presente e futuro. Come afferma Margot Waddell (2000), ogni stato mentale contiene le esperienze trascorse, correnti, prossime e si manifesta in base all’atteggiamento emotivo del momento, nei confronti di se stessi e del mondo. Dal concepimento in avanti la madre può sentirsi in contatto con la parte bambina e allo stesso tempo adulta di sé. La donna inizia a pensare a se stessa come bambina-figlia, un processo importante attraverso il quale la donna riattiva l’immagine di sè bambina, avvicinandosi così mentalmente al figlio, prima ancora di crearsi l’immagine del suo bambino. La mamma si immedesima con il bambino, ancor prima di viverlo come distinto dal suo corpo e dalla sua mente. In questo modo la madre rivolge il proprio sguardo all’interno, ricerca un legame con la propria storia e dà inizio ai primi movimenti psichici per la relazione con il bambino (Mori, 2008).
I ricordi delle esperienze passate, se positive, possono provocare una sensazione di eternità e continuità, oppure se negative, possono causarle un’improvvisa insicurezza rispetto alle capacità materne; è spesso condiviso dalle future madri il chiedersi se si sarà capaci di amare e prendersi cura del proprio bambino. Il rievocare i ricordi di come si veniva trattati da bambini, di come erano i propri genitori conduce verso un rimodellamento della propria immagine dei genitori, per arrivare a una rinnovata identificazione della donna con la propria madre e dell’uomo con il proprio padre. La transizione verso il nuovo nucleo familiare prefigura, quindi, nuovi scenari, ma che rimanda anche agli eventi delle precedenti generazioni; poiché nello scambio del “qui e ora” tra i membri della famiglia affiora il “là e allora” che collega tra loro le generazioni e ci permette di fare emergere un significato più comprensibile delle azioni e talvolta provocare paura e insicurezza, che possono insorgere all’improvviso. L’evoluzione del ruolo materno, sopra descritto, è un percorso complicato, che in letteratura si definisce maternalità, ovvero lo sviluppo affettivo che corrisponde all’elaborazione della gravidanza. Esso può essere compreso come un passaggio evolutivo dall’essere figlia all’essere madre, in cui il senso del sé subisce dei cambiamenti che possono provocare degli squilibri. La consapevolezza della complessità della maternalità può permettere alla donna di vivere con maggiore serenità i cambiamenti di questo periodo. Se la futura madre è consapevole delle sue paure e riesce ad esprimerle, sarà capace di accudire al meglio il bambino dopo la nascita. Questo processo potrà essere facilitato dal supporto e dalla vicinanza della famiglia e di figure professionali di supporto, soprattutto negli ultimi mesi della gravidanza.
Bigliografia:
- Ferrara Mori, G., (2008), Un tempo per la maternità interiore, Roma, Borla.
- Quagliata, E., Reid, E., (2010), Diventare genitori, Roma, Astrolabio Ubaldini.
- Scabini, E., Cigoli, V., (2012), Alla ricerca del familiare. Il modello relazionale-simbolico, Milano, Raffaello Cortina Editore.
- Waddel, M., (2000), Mondi interni, Milano, Paravia Bruno Mondadori.
- Winnicott, D., (1996), Colloqui con i genitori, Milano, Tr. it. Raffaello Cortina.